Il problema non è che ci sia troppo gin.

È che c’è troppo gin che si somiglia.

Ormai da più di un decennio, la categoria cresce per accumulo. Ogni stagione ci sono nuove etichette: botanica distintiva, bottiglia colorata, storia d’origine. La categoria è vasta e in movimento. Ma, dall’altro lato del bancone, riuscire a distinguere un prodotto dall’altro è sempre più difficile.

Quando una categoria diventa un formato

Il boom del gin premium ha avuto effetti positivi: ha riportato il ginepro al centro dell’attenzione, ha riacceso l’interesse per la distillazione e ha aperto un canale a piccoli produttori che prima ne erano esclusi.

Poi è arrivata l’imitazione. Quello che era un criterio di prodotto è diventato un modello: botanica locale, storia di famiglia, design riconoscibile a tre metri di distanza. Ma se un modello viene ripetuto troppo spesso, finisce per perdere di significato.

I buyer professionali se ne accorgono prima di tutti, ricevendo ogni settimana la stessa proposta con un’altra etichetta.

Cosa distingue davvero un gin?

Non la botanica appariscente. La differenza sta prima di tutto nell’alcol di base e nel ginepro. Nei gin di qualità l’alcol di base non è un neutro qualsiasi: si sente in bocca. E il ginepro deve sostenere il distillato, non essere solo un ingrediente qualunque nell’elenco.

C’è una prova che ogni professionista conosce: un gin che regge un Dry Martini è fatto con criterio. Un gin che funziona solo con molta tonica, ghiaccio e guarnizioni ha bisogno di aiuto.

Il costo di una carta senza criterio

Nessun locale può permettersi di lavorare quaranta gin. Può stoccarli, ma non può raccontarli. Un prodotto che il personale di sala non sa presentare si ordina per abitudine o per prezzo.

La carta dei distillati funziona come quella dei vini: ciò che conta non è il numero di referenze, ma la capacità di giustificarle una per una. Dieci gin scelti con criterio offrono maggiori possibilità di scelta e di conversazione rispetto a quaranta accumulati per pressione commerciale.

Il gin nel catalogo di Ludovico Soranzo

Al gin applichiamo lo stesso filtro utilizzato per il resto del catalogo. Una referenza non viene inclusa solo perché la categoria è di moda o perché il marchio è noto. Viene inclusa quando ha un profilo difendibile, un posizionamento chiaro e qualcosa che il professionista possa raccontare al proprio cliente.

Lavoriamo con oltre 1.500 referenze. Per questo la selezione è importante. I nostri clienti del settore Ho.Re.Ca. e del retail specializzato non hanno bisogno di più opzioni, ma di quelle giuste, con disponibilità stabile e una ragione per occupare spazio in carta.

Una categoria che ha ancora strada da fare

Il gin non è esaurito. È esaurita la novità come argomento di vendita. La crescita si sposterà verso i prodotti che reggono un secondo sguardo: una distillazione difendibile, un’identità stabile e un uso chiaro in carta.

Quel gin è sul mercato. Il difficile è trovarlo tra le novità.

Quanti gin avete in carta? E quanti di questi sapreste difendere, uno per uno?

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