Il vermouth è uno dei prodotti più fraintesi del beverage. Da un lato, una storia che risale al XVIII secolo, ricette botaniche complesse, produttori che trattano ogni cuvée come un equilibrio delicato tra vino, erbe e tempo. Dall’altro, uno scaffale del supermercato dove viene venduto in media a 6 -7 € con un’etichetta che nessuno si ferma a leggere.

Come è possibile ? Con la stessa logica che ha standardizzato molte categorie nobilissime: volume, prezzo basso, massima rotazione. Il canale di massa non ha distrutto il vermouth, ma l’ha reso invisibile. Lo ha trasformato in ingrediente anonimo invece che in protagonista.

Cosa rende grande un vermouth

Un vermouth di qualità si costruisce a partire dal vino — non da un neutro industriale. Poi arrivano le botaniche: l’assenzio, che gli dà il nome, ma anche radici, cortecce, spezie e fiori selezionati secondo ricette che ogni produttore custodisce come una firma. Il risultato è un prodotto con un profilo aromatico preciso, riconoscibile, difficile da replicare in serie.

Questa complessità non si percepisce in un lineare del supermercato. Si percepisce quando qualcuno te lo serve correttamente, te lo spiega e ti lascia il tempo di assaggiarlo.

Una categoria di nuovo in auge

Il merito, anche in questo caso, è in parte della cultura dei cocktail. 

I barmen hanno riscoperto il Vermouth non solo come ingrediente del Negroni o del Martini, ma come bevanda a sé stante, servita con ghiaccio, scorza d’arancia e un rametto di rosmarino. Un rituale che in Spagna e in Italia ha radici profonde, ma che stava scomparendo a causa della pressione esercitata dalla grande distribuzione.

Oggi il consumatore informato fa domande. Da dove viene? Come è fatto? Quali botaniche sono state utilizzate? Questo cambiamento culturale, simile a quello già avvenuto con il caffè di qualità, la birra artigianale o l’olio extravergine, ha creato reali opportunità per i produttori di qualità.

Ma dove si può trovare il vermouth di qualità? 

Non al supermercato, per una ragione molto semplice: il contesto non lo valorizza. Questi prodotti funzionano dove vengono compresi e raccontati, come nelle enoteche specializzate, nei cocktail bar, nei ristoranti che propongono una carta dei distillati curata e nei duty free che puntano sull’esclusività.

In questi contesti, un vermouth con una storia alle spalle diventa uno strumento di differenziazione per il locale che lo propone. 

Non è solo un drink, ma un’opportunità di conversazione.

Il vermouth nel catalogo di Ludovico Soranzo

Da Ludovico Soranzo trattiamo il vermouth con la stessa attenzione che dedichiamo ai nostri champagne, perché sappiamo quanto sia importante per i nostri clienti poter offrire il meglio. 

Non ci basiamo sulla notorietà del marchio, ma sulla coerenza con la nostra filosofia: prodotti che il professionista può raccontare, che generano curiosità nel cliente e che costruiscono fidelizzazione nel tempo.

I nostri partner Ho.Re.Ca. e retail specializzato beneficiano di un vantaggio concreto: un’offerta unica che non si trova altrove, presentata nel contesto giusto.

Una categoria che ha ancora molto da offrire

Una categoria quella del Vermouth che vive una fase di crescita costante, con l’aperitivo che è uno dei momenti di consumo in cui questo trend si manifesta con maggiore evidenza in Europa. 

In questo scenario, il vermouth di qualità è uno dei prodotti con il maggior potenziale di sviluppo, sia commerciale che comunicativo.

Il supermercato non può offrire tutto questo. Non per mancanza di volontà, ma perché la logica che governa quel canale non lascia spazio a ciò che richiede attenzione, spiegazioni e un determinato contesto.

Il miglior vermouth si trova altrove. Noi, di Ludovico Soranzo sappiamo esattamente dove trovarlo.